Con il passaggio dal capitalismo industriale al capitalismo relazionale o cognitivo diventa sempre più palese la mutazione del ruolo della donna e la centralità che sta assumendo nei processi produttivi.Il nostro seminario vuole rappresentare un momento in cui partendo dall'analisi delle mutazioni del sistema economico moderno trova spazio un concetto fortemente interessante: la femminilizzazione del lavoro.
Il ruolo storico della donna impiegata nei lavori di cura viene associato ad una diversa identificazione non solo nell'ambito lavorativo ma anche e soprattutto in termini globali nell'epoca in cui la produzione tende a rappresentare non solo il momento produttivo ma la vita stessa. I lavori migranti invisibili, gli stage, i lavori gratuiti, fanno tutti parte di un processo biocapitalista che ingloba conoscenza, relazioni, informazione, affetti,emozioni e ne trae profitto a costo zero.
Due allora sembrano essere le prospettive per la donna nel biocapitalismo: da un lato la costrizione, a barattare come merce, la propria autonomia con il desiderio di essere madre delegando alla badante la cura familiare, dall'altro il ritorno alcuni circuiti tradizionali in quanto vincolata a sopperire alla carenza di welfare state. Entrambe producono comunque una compressione della donna nella sua autonomia, nei suoi desideri, nella sua dignità. Da quì l'esigenza di discutere di questi cambiamenti e di questa nuova concezione inserendoci dentro un ragionamento di ampio respiro attraverso cui analizzare le richieste di un nuovo modello di welfare diretto come necessità, non solo per riuscire ad aprire spazi conflittuali ma anche come risposta alle politiche securitarie di controllo e paura messe in atto sul corpo delle donne.
Introduce Anna Scalera - ExperienceLab
Discutono Anna Simone
Ricercatrice e saggista, collabora con l'istituto di sociologia del dipartimento di scienze storiche e sociali all'università di Bari. Autrice di "l'oltre e l'altro" Lecce 2000; "divenire sans papier, sociologia dei dissensi metropolitani" Milano 2002
Gigi Roggero
Dottorando al dipartimento di sociologia e scienza politica dell'università della calabria. Autore di "La produzione del sapere vivo" Ombre corte 2009; "Università Globale" manifestolibri 2008; "Futuro Anteriore" DeriveApprodi 2002
Cybermetropoli è un percorso di libera formazione he ha come obiettivo l’indagine conoscitiva dei processi ditrasformazione dell’esistente e che si proietta verso una profonda esplorazione delle spazialità reali e virtuali.Linguaggi, creatività, tecnologie, queste sono le parole che incontreremo, questi gli strumenti a partire dai quali proveremo a rilevare la tendenza evolutiva delle realtà edelle forme di bio-controllo che la accompagnano nella quotidiana lotta tra sottrazione e potere.
Introduce
Ulderico Liberatore - ExperienceLab
Discutono
ARTURO DI CORINTO
Ricercatore presso l'università "Sapienza" di Roma
Giornalista, Saggista ed Esperto di Comunicazione Online
Autore di "Hacktivism. La libertà nelle Maglie della Rete", "E-gov 2.0: pave the way for ePartecipazione" e "Revolution OSII"
L'avanzata dell'era digitale, composta da milioni di cavi che attraversano le nostre strade e onde elettromagnetiche che rimbalzano sull'aria che respiriamo portando dentro i nostri dispositivi elettronici, oramai estensioni dei nostri corpi, flussi informativi di ogni genere, sta ridefinendo i modelli relazionali d'incontro e di scambio di idee. Qui viene a definirsi un nuovo non luogo, punto di congiuntura tra mondo fisico e mondo elettronico, il cyberspazio. Questo è il luogo dove le idee si incontrano e generano nuovo valore, il più avanzato e complesso sistema produttivo e sociale. Dove nasce la Digital Economy con la sua promessa di uno sviluppo illimitato che crea “una fusione creativa tra lavoro e conoscenza, dove il processo lavorativo trasforma il ciclo generale della valorizzazione in uno spazio liscio illimitatamente percorribile e ri combinabile”. Questo nuovo porto, approdo di milioni di bit d'informazione, che pare sfuggire al controllo ma è sorvegliato, che sembra libero e orizzontale ma invece ha in se una struttura verticista che porta ai margini la libertà e dove l'informazione non è significativa, come sostiene Arthur Kroker in Data Trash, “quanto meno significato circola dei circuiti tanto più rapida circola l'informazione”, e tanta più informazione circola rapidamente, tanto più download viene generato sui circuiti ISP, tanta più banda serve e più abbonamenti si fanno. Questa è la perversione di questo nuovo luogo che produce uno scarto su chi sta dentro e chi sta fuori, chi naviga veloce e chi va lento e rimane indietro. Questa è la nuova America che a tutti fa gola. Tutto ciò genera nuovi conflitti: ci porta ad una nuova definizione del lavoro che diviene “libero”, perché fa leva sulla creatività e sull'autonomia di prendere decisioni, ma l'unica libertà rimane sempre quella di vendere la propria forza lavoro e rimanere ingabbiati nella trappola capitalistica della sussunzione totale della nostra vita, la fabbrica H24 della metropoli. E li porta a sollevare nuove fondamentali questioni, visto la grande quantità di dati che circolano in rete, quella della qualità della sorveglianza”, se si può controllare la sorveglianza, il chi sorveglia, il come preservare la privacy e l come ci si possa disconnettere dal cyberspazio se si vuole.
Cybermetropoli è un percorso di libera formazione he ha come obiettivo l’indagine conoscitiva dei processi ditrasformazione dell’esistente e che si proietta verso una profonda esplorazione delle spazialità reali e virtuali.Linguaggi, creatività, tecnologie, queste sono le parole che incontreremo, questi gli strumenti a partire dai quali proveremo a rilevare la tendenza evolutiva delle realtà edelle forme di bio-controllo che la accompagnano nella quotidiana lotta tra sottrazione e potere.
INTRODUCE Giulia Barra Experience-Lab
DISCUTONO ENZO SCANDURRA Prof. di Ingegneria del Territorio presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università' "Sapienza" di Roma
CLAUDIA MATTOGNO Prof.ssa di Urbanistica nel corso di laurea di Ingegneria Edile - Architettura presso l’Università “Sapienza” di Roma
MASSIMO ILARDI Prof. di Sociologia Urbana presso la Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno - “Università di Camerino”
ABSTRACT
Che ruolo ha lo spazio pubblico? Quali trasformazioni ha subito? a crisi dello spazio pubblico ha le sue radici nella restrizione dello stesso, nello schiacciamento del valore sociale effettuato secondo le regole della repentina ricerca di produzione e dell’individualismo economico.Lo spazio pubblico, così concepito, può avere come obiettivo quello della creazione del “mondo comune condiviso” proposto da H. Arendt.L’offuscamento, o meglio la soppressione, di questo ruolo, è stato il requisito per la metamorfosi dello spazio urbano: la nascita della metropoli, ovvero la città che vede stravolte la sua continuità e i suoi confini, diventando n nonluogo che, come il mercato, non vuole ostacoli alla sua espansione. I luoghi urbani sono così determinati dal consumo e dal presente e non più alla storia, dalle coscienze e dalla costruzione del futuro.
AUDIO
Introduzione di Giulia Barra Intervento di Enzo Scandurra Intervento di Massimo Ilardi
L’intento della presente relazione è quello di analizzare, inchiestare, “fare il punto” sulla situazione dell’università odierna, dei soggetti che la vivono e la attraversano, all’indomani di una serie di scellerati processi di riforma e all’interno della crisi del capitale globale.
Interrogarci sulle questioni inerenti il sapere, la sua trasmissione, la sua segmentazione e ricomposizione dentro e fuori l’università, per poter individuare le possibili linee di fuga, di sottrazione, di liberazione.
Mappare cioè, un universo non leggibile con le lenti del passato, sempre in mutazione, animato da produttori di merci e non più da forza-lavoro in formazione.
Diventa ancor più impellente farlo, nella fase attuale di crisi strutturale del capitalismo, incapace di regolarne, controllarne, catturarne le eccedenze. Potremmo dire, che il capitale va in crisi laddove non riesce più a mettere a valore la potenza del lavoro cognitivo, laddove ancora non risulta capace di riconfigurare la relazione tra forze produttive e rapporti di produzione.
Abbiamo più volte detto, in questi anni che: quello che un tempo era la fabbrica, oggi è l’università. O meglio che nell’attuale paradigma produttivo l’Università, nella sua dimensione diffusa, aperta, metropolitana, non confinata, non perimetrata, è diventato spazio cardine della produzione, terreno privilegiato di espropriazione e rapina.
Tuttavia l’università odierna, sappiamo bene non funzionare linearmente come la fabbrica fordista. La misurazione dei tempi di lavoro, la velocità di esecuzione e la serializzazione, per quanto trovino ampia diffusione, sono nei fatti inapplicabili. Il sapere infatti non è misurabile! La misura viene imposta artificialmente, traducendosi in crediti per gli studenti, valutazioni e impact factor per ricercatori e docenti.