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"…musiche mondane. Musiche nelle quali traspare il piacere (e il progetto) di stare ben dentro un mondo fortemente connesso. Agitato da sussulti innovativi e nuove localizzazioni di poteri. Ma fortemente connesso. Il processo di globalizzazione, chissà perché si è immaginato lineare, è in crisi ma non interrotto. Molte differenze sono propulsive. E la connessione riguarda in primo luogo coloro che si oppongono radicalmente agli assetti del capitalismo mondiale.”

 In questo frasi rivediamo molto il pensiero comune che ha spinto la formazione di questo laboratorio di sperimentazione   politica. La voglia di analisi del mondo in cui siamo, di capire i nuovi paradigmi di produzione che si vanno formando, di sviluppare un metodo di analisi critico in grado di fornirci in modo diretto strumenti per mettere in atto istanze di conflitto, al fine di riappropriarci del mezzo di produzione attualmente più sfruttato che è rappresentato dalla vita di ognuno di noi.

 

La idea è quella di creare un legame costante tra metropoli ed università, quel dentro-fuori che possa permetterci di analizzare le contraddizioni quotidiane con un approccio totalmente differente. L’Università rappresenta per noi uno dei luoghi di produzione della conoscenza, terreno privilegiato di espropriazione e rapina di quella che si definisce merce immateriale, sia in termini di ricerca scientifica sia in termini di nuove forme di socialità. Per questo pensiamo che bisogna porsi in uno stato di conflitto permanente verso quel biopotere che diffonde l’orologio in tutte le sfere della vita, sincronizzando e subordinando l’insieme dei tempi sociali alla disciplina e ai ritmi della fabbrica.

L’intelligenza, l’affettività, la creatività, nella loro pratica quotidiana rappresentano sempre più gli elementi fondanti del nuovo processo di sfruttamento capitalistico.

Il capitalismo è entrato in una fase di trasformazione profonda che riguarda in maniera indissociabile l’organizzazione sociale della produzione, la valorizzazione del capitale. In seguito a quest’evoluzione, sono il senso e i criteri stessi di misura delle categorie fondamentali dell’economia politica che ne escono destabilizzati: il lavoro, il capitale, il valore. All’origine di tale mutazione si trova l’importanza crescente della dimensione cognitiva e immateriale del lavoro e più globalmente quella del ruolo della conoscenza.

Il termine “cognitivo” specifica la nuova natura del lavoro, delle sorgenti del valore e delle forme di proprietà sulle quali si basa l’accumulazione del capitale nonché le contraddizioni che essa genera. Tali contraddizioni si manifestano tanto a livello del rapporto capitale/lavoro che dell’antagonismo tra il carattere sociale della produzione e il carattere privato dell’appropriazione.

La figura del lavoratore collettivo del general intellect e la composizione di classe del lavoro cognitivo hanno fatto decollare un’economia basata sul ruolo motore del sapere e la sua diffusione, segnata dalla costituzione di una intellettualità diffusa.

I soggetti, che definiscono la nuova composizione di classe e direttamente sussunti dal capitale, possiedono quella intellettualità diffusa che potenzialmente rappresenta la capacità di generare ed affermare piattaforme innovative, aperte, costitutive di modi di essere radicalmente opposti a quelli dominanti.

Questo deve essere il precetto costituente alla base del movimento dei movimenti, sottrarsi alle forme di bio-potere. La rappresentazione delle nuove forme di sperimentazione, non sono altro che il tentativo di concretizzare tale approccio. Allo stesso modo in campo musicale la sperimentazione e la ricerca dovrebbero essere lo stimolo a sintonizzarsi (mai didascalicamente) con i soggetti che si vanno formando negli spazi della produzione immateriale.

Culture underground figlie di processi produttivi e creativi di un’ intellettualità diffusa che con la sua eccedenza genera, in un rapporto di reciprocità, innovazione e sperimentazione e la cui esistenza e sussistenza scardina i rapporti massificatori, sostituendo il consenso con il senso generalizzato, l’audience con la ricerca.

Se il prodotto della sperimentazione non è altro che una rappresentazione di ciò che nella realtà fermenta e diviene, partendo da conflitti che rifiutano ogni forma comprimente, allora la catalogazione della musica in musica, del testo in testo, del cinema in cinema, non è che un modo superficialmente convenzionale di dare una definizione alle cose, di ricondurle a contenitori standard che rappresentano invece il presupposto conflittuale che origina la sperimentazione.

Tali concetti hanno oggi ridefinito il profilo dei movimenti, ne hanno generato una maturità nelle pratiche e nella filosofia. E allora la concezione occasionale di movimento è sostituita con quella dei movimenti perenni perché perenne è la produzione immateriale,creativa, sperimentale dei soggetti in esso.

Il movimento perenne e globale è allora creatore e fruitore di linguaggi di innovazione. Movimento e linguaggi convivono in un rapporto paritetico in cui l’uno modella l’altro in un rapporto rigenerativo costante. Innovazione nel linguaggio se non crea arte produce consistenza una molteplicità di tipo rizoma.

C’è bisogno comunque di una continuità tra politica e linguaggi. L’arte, la bellezza, l’espressione come costituenti della nostra esistenza, di un nuovo modo di realizzare i desideri, come riconquista e collegamento dei luoghi della vita.

 


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