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Il principale ostacolo all'impossibilità di definire un processo innovativo della realtà sociale che viviamo è l'incapacità di un'astrazione individuale in grado di far interpretare i fenomeni dell'esistente nella loro reale consistenza.

Non mi rivolgo ai soggetti generalmente estranei alle contraddizioni del contingente o a quelli alimentati dal qualunquismo settario funzionale alla loro distinzione individuale. Mi rivolgo invece a coloro che hanno ambito e ambiscono, attraverso la politica, alla ridefinizione della realtà.

Ciò che viviamo è una sorta di amnesia intellettiva. La tendenza dominante, non per questo meno nauseante, consiste in un qualunquismo utilitaristico che ha come unica ambizione la definizione di frange di consenso incentrate su un antagonismo coatto.Sembra che l'unico strumento finora trasversalmente utilizzato consista nell'acquisizione di un interesse specifico del tessuto sociale sul quale costruire la propria leva di potere. Ogni sotto insieme della società, debitamente stimolato nelle proprie debolezze, diventa così affluente che alimenta il bacino di potere di una forza specifica.

La reiterazione trasversale di tale approccio ha inglobato anche quelle forze antagoniste, riconducendole ad una sorta di limbo regolato da convenzioni comunemente accettate. Queste spinte sociali, fomentate dallo spirito antagonista, inconsapevolmente non hanno fatto altro che inserirsi nella perversione frammentaria di questa logica restandone compresse e soffocate.Ogni soggetto ha cercato di ridefinire la società classificando i propri “buoni” e i propri “cattivi” e catalizzando un processo di conformismo intellettuale basato sui precetti di quelle convenzioni.

Ogni forza etichetta i soggetti in funzione della propria utilità e li innesta in una visione della realtà come portatori di valori universali. Quei soggetti e quei valori diventano dominanti e quella forza ne è la nutrice.Tale modello conduce alla soppressione quelle forze incapaci di definire dinamicamente stimoli coincidenti con le debolezze e conduce, invece, al consenso chi queste debolezze, queste necessità, queste metamorfosi riesce a coglierle. L'efficacia di tale approccio nella ricerca del potere consiste nella considerazione dell'individuo.L'individuo ridefinisce la realtà in funzione della propria utilità più immediata, ogni cosa acquista un significato differente in base al soggetto sociale che la considera. Tale pulsione è tanto più forte quanto maggiore è la pressione individualista che pervade la cultura che lo avvolge. Se assumiamo tutto questo possiamo renderci conto di quanto anche le forze, che tradizionalmente rievocano una visione più sociale della realtà, non abbiano fatto altro che continuare a rincarare la tendenza individualista generando se stesse, ma anche la propria contraddizione. Ed ecco allora che la dialettica tra i soggetti protagonisti e antagonisti del potere acquista un altro significato, è denudata per essere ricondotta alla sua radice contraddittoria e marcia. Gli opposti che generano la medesima perversione. Tutto è confuso. Gli opposti diventano uguali, tutto disorienta, ma tutto viene ricondotto ad una ragione universale, diversa, ma universale. Giusto e sbagliato vengono scomposti in ibridi che farebbero rabbrividire il relativista più convinto. Il caos domina sotto la legge del consenso frammentario.

Un nuovo mostro dalle mille teste è nato e cresciuto in seno a questa contraddittoria ricerca del consenso. Un mostro capace di preservarsi comunque da qualsiasi attacco alla sua stabilità, in quanto controbilanciato da una forza uguale ed opposta.Anzi, ogni forza contribuisce a generarne altre in una curiosa prassi coerente con la Teoria Bi-frattale. Non ci si può dunque meravigliare se ogni pratica politica non riesce ad avere una funzione totalizzante nel tessuto sociale ma viene invece respinta tanto quanto accettata. L'unico processo totalizzate trova accoglimento nell'assecondare la tendenza comune ad ogni anima del mostro e del suo opposto. Qualunquismo utilitaristicoOgnuno di noi, più o meno consapevolmente, è tutore ormai di questa logica.

Siamo noi che abbiamo creato tutto questo, noi che credevamo che definire la nostra fetta di consenso ci avrebbe fornito il potere di diffondere la nostra giustizia e invece sminuzzavamo l'individuo in tanti frammenti in conflitto tra loro. Noi che crediamo con superbia di essere illuminati più di ogni altro divenendo possessori di coscienza e conoscenza assoluta e non ci rendiamo conto che noi stessi abbiamo generato qualcuno con le medesime convinzioni, ma ragioni opposte. Siamo noi che utilizziamo la terza persona. Siamo noi che non ci capacitiamo dell'incapacità degli altri di comprendere le nostre ragioni più elementari perché gli altri siamo noi. Siamo noi incapaci di rinunciare a ciò che siamo diventati mentre ci lamentiamo dell'immutabilità del circostante. Siamo noi che abbiamo creato noi stessi, ma anche l'impossibilità alla realizzazione della nostra realtà. Non proporrò delle soluzioni a questo, perché forse è tutto inutile essendo probabilmente anche io una delle tante teste di quel mostro.

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