smaller text tool iconmedium text tool iconlarger text tool icon
Inizio con un racconto,
racconto di me..nn parlo di una semplice esperienza in quanto vissuta soprattutto nella mia testa, non parlo di testimonianza perchè frutto dei miei più tormentati e esagitati sentimenti.
Giungo nella città di Londra, eccitata all'idea di essere partita sola, io e la mia voglia di scoprire e vivere la città. La paura non c'era o forse già c'era ma nel profondo, latitando in superfice, essendo impegnata io a cogliere tutto quello che di spettacolare mi offriva quella nuova terra.
C'è da dire che ormai non sapevo più come si temeva..cosa volesse dire avere paura di..io che vivo a Roma, dove da sempre sono abituata a dire e sentire frasi come..io non ho paura..e io davvero non avevo paura!
Roma, paese dove si crede di parlare tante lingue, di assaporare culture diverse..Ma solo uscendo e andando via da essa ti rendi conto di quanto la sua provincialità sia diventata una culla per te o per dirla alla pascoli, un nido, surrogato di quello familiare che per 18 anni mi ha amata e cresciuta nel mio profondo sud.
Il mio trascorso è dunque il trascorso di tanti, così come sarà con molta probabilità il mio futuro. Niente di nuovo quindi, ma una cosa è certa, anche se si condivide lo stare, l'essere fisicamente in un luogo, non si può certo condividere l'autenticità heideggerianamente intesa del "come" si sta..ognuno con la proprià soggettività.
Torno a bomba e mi spiego meglio..
mi sconvolge e mi travolge londra, ma bastano pochi giorni per capire..e mi sento dire..devi apprezzare e amare ogni cosa, bella o brutta che sia.
E già, Londra è proprio tutto.. ombelico del mondo, cultura che chiama cultura. Ogni minuto, ogni secondo puoi esplorare mondi diversi, conoscere tradizioni e allo stesso tempo lasci depositata in quella città parte della tua cultura.
Fantastico! Mi sento davvero in comunione col mondo, condivido conoscenza: tutto fluisce, tutto si arricchisce e ti arrichisce..è metropoli, dove nessuno spazio è delimitato, tutto è soggettivato..
E qui è il punto cruciale.
Una soggettività, che se non capita ti isola e chiude. E' questa l'altra parte della medaglia, il lato oscuro, che io, donna, ho avvertito in misura maggiore.
Si, io, così energica, sicura e invulnerabile inizialmente, divento così debole, piccola e indifesa dopo pochissimo tempo. Parlo con la gente, donne e ragazze che come me erano approdate in quella babele e riconosco in loro quel comune sentimento di paura che ogniuna di loro possedeva anche inconsapevolmente.
Si,la donna teme, teme la metropoli, teme il caos di quel luogo perchè se grida nessuno può ascoltarla, teme la notte nelle piccole strade lontane dal centro perchè se costretta a scappare nessuno può vederla. Sembra essere ritornati a quegli slogan che incitavano le donne a riprendersi le notti..la loro libertà..
Una rabbia mi pervade
sto male, penso e ci ripenso..bisbiglio quella parola così tanto decantata e dio quanto mi eccitava!! 
..metropoli..
oscura e chiusa
senza via d'uscita..
inizio a sognare..
essì proprio come Luther king
sogno un mondo in cui sono le donne a girare sole per le strade senza timore anzi sembrano dominarle..
buio pesto e riso di fanciulla si ode..
coprifuoco che rispettano solo gli uomini,
i quali temono,
temono noi!

Ok, è troppo. Rinsavisco.
Mi siedo, mi calmo, rifletto e inizio a scrivere..
Cosa è successo?
Cosa ha la città di tanto potente che in un attimo è riuscita a cancellare le mie sicurezze, lasciando posto solo a rabbia e confusione?
In quella come in tante realtà, la paura e l'insicurezza vengono amplificate e dietro queste si cela qualsiasi tipo di meccanismo di controllo che i poteri forti esercitano su noi.
INSICUREZZA-CONTROLLO.Dicotomia indissolubile.
Ognuno di essi vive perchè esiste l'altro, ciò che i filosofi greci definivano "dottrina dei contrari". Incredibile, dalla polis alla metroposil il concetto non cambia, ma è la forma a mutare.
Assistiamo ad un controllo che è sempre più forte, che si insidia nelle nostre strade e ci scruta da troppo vicino, quasi dal di dentro, entra nella nostra quotidianità e così nella nostra mente, come già Orwel prevedeva.
Innumerevoli telecamere, poste in ogni dove che accrescono l'insicurezza piuttosto che l'ordine pubblico..E non parlo solo della lontana Londra, bensì della vicinissima Milano così come di tante altre città che tentano di utilizzare o per meglio dire strumentalizzare la questione di genere al fine di giustificare una prassi sempre più schiacciante e asfissiante.
Ma voglio andare avanti, guardare oltre, perchè credo che chi ci governa lo ha già fatto prima di noi e allargando l'orizzonte ha intuito il cambiamento e adeguandosi a ciò ha creato, istituito nuovi rapporti di forza.
E allora anche a noi tocca prendere atto di ciò.
Iniziamo col capire che non è la città o la strada il mostro da sconfiggere in quanto i dati sulla violenza ci parlano di abusi consumati per di più tra le mura domestiche.
E' bene soffermarci sul concetto di diversità nello spazio comune attuale, una diversità che non ha più solo l'aspetto della donna, ma attraversa varie realtà; una diversità che diventa sempre più mutevole. Così che vedremo aumentare i rapporti sociali esistenti in quanto ci saranno differenti identità in campo che si incontreranno e/o scontreranno anche.
E solo dal riconoscimento di queste che si potrà avviare un naturale processo di attenuazione dell'insicurezza sociale.
Non sono l unica ad essere diversa..ora ci sei tu.. c'è lui..e ci saranno loro pure..
Non voglio che sia interpretata come la banale politica del "mal comune mezzo gaudio" ma piuttosto come il condividere un'esperienza difficile come questa che per tanto tempo ognuno viveva nelle proprie realtà ristrette e che adesso scorre assieme a noi in questo eterno fluire di conoscenza.
Bookmark and Share