Paura della complessità
Che cos'è l'espressione? ..di se? È tutto ciò che ci fa conoscere all'esterno, a ciò che ci circonda. È dire di noi. ---È farsi conoscere--- . L'espressione può essere verbale o non, consapevole o inconsapevole. È trasmettere se stessi, attraverso la gestualità e la fisicità in generale, attraverso la parola scritta o verbale, e attraverso un'infinità di altri mezzi d'espressione... ovvero l'arte in senso lato. L' arte è espressione, che a sua volta è comunicazione. È solo l'espressione di se che da senso a tutto ciò che facciamo. È solo l'esprimerci che ci definisce come individui, perché esprimersi è farsi conoscere, ma è anche conoscersi. È lo strumento attraverso cui “siamo”, ovvero ci manifestiamo e attraverso cui gli altri si manifestano. Non è un “essere” statico, e un essere in continua mutazione e evoluzione... un “divenire”. È lo strumento di scambio d'esperienza, che fa della vita di ognuno un bene comune, che attinge e insieme alimenta il flusso dell'esperienza e della ricerca collettiva.
Racconto di una Donna Inizio con un racconto,racconto di me..nn parlo di una semplice esperienza in quanto vissuta soprattutto nella mia testa, non parlo di testimonianza perchè frutto dei miei più tormentati e esagitati sentimenti. Giungo nella città di Londra, eccitata all'idea di essere partita sola, io e la mia voglia di scoprire e vivere la città. La paura non c'era o forse già c'era ma nel profondo, latitando in superfice, essendo impegnata io a cogliere tutto quello che di spettacolare mi offriva quella nuova terra. C'è da dire che ormai non sapevo più come si temeva..cosa volesse dire avere paura di..io che vivo a Roma, dove da sempre sono abituata a dire e sentire frasi come..io non ho paura..e io davvero non avevo paura! Roma, paese dove si crede di parlare tante lingue, di assaporare culture diverse..Ma solo uscendo e andando via da essa ti rendi conto di quanto la sua provincialità sia diventata una culla per te o per dirla alla pascoli, un nido, surrogato di quello familiare che per 18 anni mi ha amata e cresciuta nel mio profondo sud. Il mio trascorso è dunque il trascorso di tanti, così come sarà con molta probabilità il mio futuro. Niente di nuovo quindi, ma una cosa è certa, anche se si condivide lo stare, l'essere fisicamente in un luogo, non si può certo condividere l'autenticità heideggerianamente intesa del "come" si sta..ognuno con la proprià soggettività. Torno a bomba e mi spiego meglio.. mi sconvolge e mi travolge londra, ma bastano pochi giorni per capire..e mi sento dire..devi apprezzare e amare ogni cosa, bella o brutta che sia. E già, Londra è proprio tutto.. ombelico del mondo, cultura che chiama cultura. Ogni minuto, ogni secondo puoi esplorare mondi diversi, conoscere tradizioni e allo stesso tempo lasci depositata in quella città parte della tua cultura. Fantastico! Mi sento davvero in comunione col mondo, condivido conoscenza: tutto fluisce, tutto si arricchisce e ti arrichisce..è metropoli, dove nessuno spazio è delimitato, tutto è soggettivato.. E qui è il punto cruciale. Una soggettività, che se non capita ti isola e chiude. E' questa l'altra parte della medaglia, il lato oscuro, che io, donna, ho avvertito in misura maggiore. Si, io, così energica, sicura e invulnerabile inizialmente, divento così debole, piccola e indifesa dopo pochissimo tempo. Parlo con la gente, donne e ragazze che come me erano approdate in quella babele e riconosco in loro quel comune sentimento di paura che ogniuna di loro possedeva anche inconsapevolmente. Si,la donna teme, teme la metropoli, teme il caos di quel luogo perchè se grida nessuno può ascoltarla, teme la notte nelle piccole strade lontane dal centro perchè se costretta a scappare nessuno può vederla. Sembra essere ritornati a quegli slogan che incitavano le donne a riprendersi le notti..la loro libertà.. Una rabbia mi pervade sto male, penso e ci ripenso..bisbiglio quella parola così tanto decantata e dio quanto mi eccitava!! ..metropoli.. oscura e chiusa senza via d'uscita.. inizio a sognare.. essì proprio come Luther king sogno un mondo in cui sono le donne a girare sole per le strade senza timore anzi sembrano dominarle.. buio pesto e riso di fanciulla si ode.. coprifuoco che rispettano solo gli uomini, i quali temono, temono noi! Experience - Dei Luoghi e Degli Spazi
C'è una profonda confusione quando si cerca di definire e interpretare il significato degli spazi dentro ai quali si ricostituisce la socialità all'interno delle città, delle università o di altri luoghi di lavoro. L'ambiguità è prodotta dall'incertezza connessa all'idea di spazio e di luogo che spesso si possiede. Un'ambiguità che conduce a considerare uno spazio, il quale non è altro che un'entità reale che ospita i corpi che ricostituiscono socialità e conflittualità, come entità fisica di cui poter comunque rivendicare il possesso e l'accesso. E' il luogo che può essere oggetto di possesso non lo spazio, questo può essere solo vissuto e attraversato,condiviso e difeso.Le pratiche di socialità e conflitto che si sottraggono per essere costituenti vivono negli spazi e non sono mai possedute dai luoghi, questi contengono i corpi non la produzione intellettiva, sociale, conflittuale che essi generano. Un luogo che non è attraversabile, condivisibile, in cui i corpi in esso contenuti non producono socialità costituente, ma socialità affettiva, così come può avvenire in qualsiasi altro luogo, allora rinuncia ad esistere come spazio per continuare a vivere come luogo. Un luogo in cui la sintesi comprime la molteplicità non sarà mai uno spazio. E allora bisognerà fermarsi e capire se si sta vivendo un luogo o uno spazio, perché è qui che si interseca il senso di un luogo con la difesa di uno spazio. E' proprio questo il nodo fondante che va risolto e compreso, perché è esso che può generare da un lato processi costituenti di una socialità conflittuale capace di creare spazi per attraversarli e viverli, altrimenti processi comprimenti che inaridiscono ogni forma costituente e conducono a un'inutile pretesa di possesso.
Pretesa di possesso che inaridisce il terreno sul quale lo spazio ospita le molteplicità dalle radici mobili, pretesa talmente radicata da far perdere di vista il senso per cui si è voluto vivere quel determinato spazio in quel particolare tempo lasciando il luogo alla sterilità del pensiero stanziale e statico. Experience - L'Alibi del Migrante:tra controllo e doloreEster Ada aveva 19 anni , era nigeriana ed era incinta. Ester aveva un sogno , portare oltre il mare la sua speranza. Scappava da un destino segnato , da un mondo tetro , scappava dall’idea che tutto fosse già scritto , dall’impotenza reale di una vita , sca Donne, uomini, bambini appunto. Singolarità e pluralità di esseri umani che come tutti gli esseri umani hanno bisogno di uno spazio per la loro esistenza, ma a cui i dispositivi di controllo sui loro spostamenti o sulle loro stanzialità sottraggono in parte la necessaria adesione allo spazio, rendendo la loro collocazione, per così dire, sospesa. Il “migrare” racchiude in se il paradosso di rendere duratura un’azione momentanea, quella dello spostamento da uno spazio a un altro, oltre a rimandare più di altri termini alla scelta e all’azione del soggetto che compie tale spostamento, descrive anche questa posizione sospesa. Sospesa nello spazio, perché un ostacolo, una barriera, un limite, un confine, visibili o invisibili, giuridici, politici, sociali, si frappongono alla piena adesione alla terra di donne, uomini e bambini. E sospesa nel tempo, perché un ostacolo, una barriera, un limite, un confine, bloccano lo spostamento, impedendo che il movimento, come tutti i movimenti, si attui da un luogo a un altro e trovi così un momento finale, o perché barriere e confinamenti più sottili e invisibili impongono un residuo di non-ancora al momento finale.
"Il Manifesto" censura "L'Onda"
L'articolo che segue sarebbe dovuto uscire sul manifesto di oggi. Una scelta opportuna, di fronte al linciaggio mediatico subito dal movimento dell'Onda. A commento della straordinaria giornata di Torino, infatti, una sola voce, quella di Lucia Annunziata, ha provato a dire la verità. Per il resto, dal Corriere a Repubblica, dalla Stampa al Messaggero, uno sguardo omogeneo, tra condanna e menzogna. A seguire omissione e silenzio, quasi a dire che neanche il linciaggio mediatico basta, è preferibile mettere tutto a tacere.
Forse per ingenuità, forse per serietà, ci aspettavamo qualcosa di diverso dal quotidiano il manifesto. Eppure abbiamo sbagliato. Avremmo dovuto capire, dopo l'ignobile articolo di Mauro Ravarino (domenica 17 maggio), che anche nel manifesto l'aria è cambiata e che al linguaggio della verità si preferisce la piccola bega di condominio (il condominio è un modo rispettoso ed elegante di definire la sinistra), al coraggio di raccontare il risentimento e il moralismo stizzito. Non sono bastate le dichiarazioni di Maroni e Mantovano, evidentemente neanche le minacce repressive impongono al manifesto la serietà che porta con se la scelta di identità politica del giornale. Anzi, mentre Battista sul Corriere di oggi propone un alleggerimento delle parole di Maroni, il manifesto al pari di Repubblica preferisce far finta di nulla, far finta che non ci sia uno studente milanese arrestato, far finta che il governo non abbia intenzione di far procedere un'inchiesta tutt'altro che leggera. |
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Inizio con un racconto,
ppava per poter credere che per quella vita che portava dentro di se ci fosse qualcosa di diverso oltre il mare. 



