La Cultura del Merito
Anno 2009: sulla scena crisi globale e proposte di exit strategy. Il rilancio dei servizi, delle imprese e in generale della qualità della vita sembra passare dall'applicazione del concetto di "merito", ritenuto termine già di se animato da un senso e quindi da un'oggettività valutativa dalla quale partire per costruire "l'eccellenza". Discorso non nuovo questo: lo stimolo alla competizione personale, che affonda le proprie radici nell'idea di esser imprenditori di se stesso, trova come base propulsiva proprio il concetto di merito. "Io valgo quindi merito" è il motto di un nuovo illuminismo. Il degrado della società di massa rende la competizione ancor più aspra se non altro per l'aumento dei partecipanti. Il risultato è un richiamo all'unisono al merito. I
Il consenso Bifrattale
Non mi rivolgo ai soggetti generalmente estranei alle contraddizioni del contingente o a quelli alimentati dal qualunquismo settario funzionale alla loro distinzione individuale. Mi rivolgo invece a coloro che hanno ambito e ambiscono, attraverso la politica, alla ridefinizione della realtà. Ciò che viviamo è una sorta di amnesia intellettiva. La tendenza dominante, non per questo meno nauseante, consiste in un qualunquismo utilitaristico che ha come unica ambizione la definizione di frange di consenso incentrate su un antagonismo coatto.Sembra che l'unico strumento finora trasversalmente utilizzato consista nell'acquisizione di un interesse specifico del tessuto sociale sul quale costruire la propria leva di potere. Ogni sotto insieme della società, debitamente stimolato nelle proprie debolezze, diventa così affluente che alimenta il bacino di potere di una forza specifica. Intrigo Ecologico, nuovo Welfare e crisi della Sinistra
E’ da un po’ di tempo che in dibattiti e interviste si sente ripetere, dai “political expert”, la litania che la sinistra è un’esigenza, è un bisogno per una società imbarbarita e stritolata nella morsa paura-controllo. Ma più si sente dire dalle classi dirigenti, o presunte tali, che esiste tal esigenza, più la cosiddetta sinistra continua a collezionare sconfitte non da poco. Il caso più recente è la disfatta della SPD in Germania (ma non bisogna tornare troppo indietro per trovare lo smacco del PSF in Francia, così come per il Labour Party in Inghilterra, per il Partito Democratico e similari in Italia ecc…). L’unica realtà che sembra tenere, con molte difficoltà, è il PSOE di Zapatero in Spagna alimentato e sostenuto dal conflitto laici-cattolici, e forse solo da quello.
Paura della complessità Che cos'è l'espressione? ..di se? È tutto ciò che ci fa conoscere all'esterno, a ciò che ci circonda. È dire di noi. ---È farsi conoscere--- . L'espressione può essere verbale o non, consapevole o inconsapevole. È trasmettere se stessi, attraverso la gestualità e la fisicità in generale, attraverso la parola scritta o verbale, e attraverso un'infinità di altri mezzi d'espressione... ovvero l'arte in senso lato. L' arte è espressione, che a sua volta è comunicazione. È solo l'espressione di se che da senso a tutto ciò che facciamo. È solo l'esprimerci che ci definisce come individui, perché esprimersi è farsi conoscere, ma è anche conoscersi. È lo strumento attraverso cui “siamo”, ovvero ci manifestiamo e attraverso cui gli altri si manifestano. Non è un “essere” statico, e un essere in continua mutazione e evoluzione... un “divenire”. È lo strumento di scambio d'esperienza, che fa della vita di ognuno un bene comune, che attinge e insieme alimenta il flusso dell'esperienza e della ricerca collettiva. Racconto di una Donna Inizio con un racconto,racconto di me..nn parlo di una semplice esperienza in quanto vissuta soprattutto nella mia testa, non parlo di testimonianza perchè frutto dei miei più tormentati e esagitati sentimenti. Giungo nella città di Londra, eccitata all'idea di essere partita sola, io e la mia voglia di scoprire e vivere la città. La paura non c'era o forse già c'era ma nel profondo, latitando in superfice, essendo impegnata io a cogliere tutto quello che di spettacolare mi offriva quella nuova terra. C'è da dire che ormai non sapevo più come si temeva..cosa volesse dire avere paura di..io che vivo a Roma, dove da sempre sono abituata a dire e sentire frasi come..io non ho paura..e io davvero non avevo paura! Roma, paese dove si crede di parlare tante lingue, di assaporare culture diverse..Ma solo uscendo e andando via da essa ti rendi conto di quanto la sua provincialità sia diventata una culla per te o per dirla alla pascoli, un nido, surrogato di quello familiare che per 18 anni mi ha amata e cresciuta nel mio profondo sud. Il mio trascorso è dunque il trascorso di tanti, così come sarà con molta probabilità il mio futuro. Niente di nuovo quindi, ma una cosa è certa, anche se si condivide lo stare, l'essere fisicamente in un luogo, non si può certo condividere l'autenticità heideggerianamente intesa del "come" si sta..ognuno con la proprià soggettività. Torno a bomba e mi spiego meglio.. mi sconvolge e mi travolge londra, ma bastano pochi giorni per capire..e mi sento dire..devi apprezzare e amare ogni cosa, bella o brutta che sia. E già, Londra è proprio tutto.. ombelico del mondo, cultura che chiama cultura. Ogni minuto, ogni secondo puoi esplorare mondi diversi, conoscere tradizioni e allo stesso tempo lasci depositata in quella città parte della tua cultura. Fantastico! Mi sento davvero in comunione col mondo, condivido conoscenza: tutto fluisce, tutto si arricchisce e ti arrichisce..è metropoli, dove nessuno spazio è delimitato, tutto è soggettivato.. E qui è il punto cruciale. Una soggettività, che se non capita ti isola e chiude. E' questa l'altra parte della medaglia, il lato oscuro, che io, donna, ho avvertito in misura maggiore. Si, io, così energica, sicura e invulnerabile inizialmente, divento così debole, piccola e indifesa dopo pochissimo tempo. Parlo con la gente, donne e ragazze che come me erano approdate in quella babele e riconosco in loro quel comune sentimento di paura che ogniuna di loro possedeva anche inconsapevolmente. Si,la donna teme, teme la metropoli, teme il caos di quel luogo perchè se grida nessuno può ascoltarla, teme la notte nelle piccole strade lontane dal centro perchè se costretta a scappare nessuno può vederla. Sembra essere ritornati a quegli slogan che incitavano le donne a riprendersi le notti..la loro libertà.. Una rabbia mi pervade sto male, penso e ci ripenso..bisbiglio quella parola così tanto decantata e dio quanto mi eccitava!! ..metropoli.. oscura e chiusa senza via d'uscita.. inizio a sognare.. essì proprio come Luther king sogno un mondo in cui sono le donne a girare sole per le strade senza timore anzi sembrano dominarle.. buio pesto e riso di fanciulla si ode.. coprifuoco che rispettano solo gli uomini, i quali temono, temono noi! |
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Il principale ostacolo all'impossibilità di definire un processo innovativo della realtà sociale che viviamo è l'incapacità di un'astrazione individuale in grado di far interpretare i fenomeni dell'esistente nella loro reale consistenza.
Che cos'è l'espressione? ..di se? È tutto ciò che ci fa conoscere all'esterno, a ciò che ci circonda. È dire di noi. ---È farsi conoscere--- . L'espressione può essere verbale o non, consapevole o inconsapevole. È trasmettere se stessi, attraverso la gestualità e la fisicità in generale, attraverso la parola scritta o verbale, e attraverso un'infinità di altri mezzi d'espressione... ovvero l'arte in senso lato. L' arte è espressione, che a sua volta è comunicazione.
Inizio con un racconto,


