Seminario: Cyberspazio come nuova Realtà Costituente
Abstract
L'avanzata dell'era digitale, composta da milioni di cavi che attraversano le nostre strade e onde elettromagnetiche che rimbalzano sull'aria che respiriamo portando dentro i nostri dispositivi elettronici, oramai estensioni dei nostri corpi, flussi informativi di ogni genere, sta ridefinendo i modelli relazionali d'incontro e di scambio di idee. Qui viene a definirsi un nuovo non luogo, punto di congiuntura tra mondo fisico e mondo elettronico, il cyberspazio. Questo è il luogo dove le idee si incontrano e generano nuovo valore, il più avanzato e complesso sistema produttivo e sociale. Dove nasce la Digital Economy con la sua promessa di uno sviluppo illimitato che crea “una fusione creativa tra lavoro e conoscenza, dove il processo lavorativo trasforma il ciclo generale della valorizzazione in uno spazio liscio illimitatamente percorribile e ri combinabile”.
Questo nuovo porto, approdo di milioni di bit d'informazione, che pare sfuggire al controllo ma è sorvegliato, che sembra libero e orizzontale ma invece ha in se una struttura verticista che porta ai margini la libertà e dove l'informazione non è significativa, come sostiene Arthur Kroker in Data Trash, “quanto meno significato circola dei circuiti tanto più rapida circola l'informazione”, e tanta più informazione circola rapidamente, tanto più download viene generato sui circuiti ISP, tanta più banda serve e più abbonamenti si fanno. Questa è la perversione di questo nuovo luogo che produce uno scarto su chi sta dentro e chi sta fuori, chi naviga veloce e chi va lento e rimane indietro. Questa è la nuova America che a tutti fa gola. Tutto ciò genera nuovi conflitti: ci porta ad una nuova definizione del lavoro che diviene “libero”, perché fa leva sulla creatività e sull'autonomia di prendere decisioni, ma l'unica libertà rimane sempre quella di vendere la propria forza lavoro e rimanere ingabbiati nella trappola capitalistica della sussunzione totale della nostra vita, la fabbrica H24 della metropoli. E li porta a sollevare nuove fondamentali questioni, visto la grande quantità di dati che circolano in rete, quella della qualità della sorveglianza”, se si può controllare la sorveglianza, il chi sorveglia, il come preservare la privacy e l come ci si possa disconnettere dal cyberspazio se si vuole.
Seminario: Spazio Pubblico Crisi o Morte?Cybermetropoli è un percorso di libera formazione he ha come obiettivo l’indagine conoscitiva dei processi di trasformazione dell’esistente e che si proietta verso una profonda esplorazione delle spazialità reali e virtuali. Linguaggi, creatività, tecnologie, queste sono le parole che incontreremo, questi gli strumenti a partire dai quali proveremo a rilevare la tendenza evolutiva delle realtà edelle forme di bio-controllo che la accompagnano nella quotidiana lotta tra sottrazione e potere. Giulia Barra Experience-Lab DISCUTONO ENZO SCANDURRA Prof. di Ingegneria del Territorio presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università' "Sapienza" di Roma CLAUDIA MATTOGNO Prof.ssa di Urbanistica nel corso di laurea di Ingegneria Edile - Architettura presso l’Università “Sapienza” di Roma MASSIMO ILARDI Prof. di Sociologia Urbana presso la Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno - “Università di Camerino” ABSTRACT Che ruolo ha lo spazio pubblico? Quali trasformazioni ha subito? a crisi dello spazio pubblico ha le sue radici nella restrizione dello stesso, nello schiacciamento del valore sociale effettuato secondo le regole della repentina ricerca di produzione e dell’individualismo economico.Lo spazio pubblico, così concepito, può avere come obiettivo quello della creazione del “mondo comune condiviso” proposto da H. Arendt.L’offuscamento, o meglio la soppressione, di questo ruolo, è stato il requisito per la metamorfosi dello spazio urbano: la nascita della metropoli, ovvero la città che vede stravolte la sua continuità e i suoi confini, diventando n nonluogo che, come il mercato, non vuole ostacoli alla sua espansione. I luoghi urbani sono così determinati dal consumo e dal presente e non più alla storia, dalle coscienze e dalla costruzione del futuro. AUDIO Introduzione di Giulia Barra
Intervento di Enzo Scandurra Intervento di Massimo Ilardi Intervento di Caludia Mattogno
La Cultura del Merito
Il consenso Bifrattale
Non mi rivolgo ai soggetti generalmente estranei alle contraddizioni del contingente o a quelli alimentati dal qualunquismo settario funzionale alla loro distinzione individuale. Mi rivolgo invece a coloro che hanno ambito e ambiscono, attraverso la politica, alla ridefinizione della realtà. Ciò che viviamo è una sorta di amnesia intellettiva. La tendenza dominante, non per questo meno nauseante, consiste in un qualunquismo utilitaristico che ha come unica ambizione la definizione di frange di consenso incentrate su un antagonismo coatto.Sembra che l'unico strumento finora trasversalmente utilizzato consista nell'acquisizione di un interesse specifico del tessuto sociale sul quale costruire la propria leva di potere. Ogni sotto insieme della società, debitamente stimolato nelle proprie debolezze, diventa così affluente che alimenta il bacino di potere di una forza specifica. Intrigo Ecologico, nuovo Welfare e crisi della Sinistra
E’ da un po’ di tempo che in dibattiti e interviste si sente ripetere, dai “political expert”, la litania che la sinistra è un’esigenza, è un bisogno per una società imbarbarita e stritolata nella morsa paura-controllo. Ma più si sente dire dalle classi dirigenti, o presunte tali, che esiste tal esigenza, più la cosiddetta sinistra continua a collezionare sconfitte non da poco. Il caso più recente è la disfatta della SPD in Germania (ma non bisogna tornare troppo indietro per trovare lo smacco del PSF in Francia, così come per il Labour Party in Inghilterra, per il Partito Democratico e similari in Italia ecc…). L’unica realtà che sembra tenere, con molte difficoltà, è il PSOE di Zapatero in Spagna alimentato e sostenuto dal conflitto laici-cattolici, e forse solo da quello.
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Anno 2009: sulla scena crisi globale e proposte di exit strategy. Il rilancio dei servizi, delle imprese e in generale della qualità della vita sembra passare dall'applicazione del concetto di "merito", ritenuto termine già di se animato da un senso e quindi da un'oggettività valutativa dalla quale partire per costruire "l'eccellenza". Discorso non nuovo questo: lo stimolo alla competizione personale, che affonda le proprie radici nell'idea di esser imprenditori di se stesso, trova come base propulsiva proprio il concetto di merito. "Io valgo quindi merito" è il motto di un nuovo illuminismo. Il degrado della società di massa rende la competizione ancor più aspra se non altro per l'aumento dei partecipanti. Il risultato è un richiamo all'unisono al merito. I
Il principale ostacolo all'impossibilità di definire un processo innovativo della realtà sociale che viviamo è l'incapacità di un'astrazione individuale in grado di far interpretare i fenomeni dell'esistente nella loro reale consistenza.



